La nostra mente ci appartiene ancora o è diventata un prodotto?

La nostra mente ci appartiene ancora o è diventata un prodotto?

C’è un uomo che ha finanziato Trump, creato software per la sorveglianza di massa e che ora sta investendo milioni negli psichedelici.

No, non è una buona notizia.

Lui è Peter Thiel, cofondatore di PayPal e mente dietro Palantir l’azienda che vende algoritmi di sorveglianza ai governi di mezzo mondo.

Ma perchè uno degli uomini più potenti della Silicon Valley vuole fare soldi con delle sostanze psichedeliche? La risposta è inquietante.

Il grande capitale tecnologico non vuole aiutare la nostra mente, vuole mapparla, raccogliere dati, trasformare l’autodeterminazione in un algoritmo prevedibile.

Se una sostanza serve a conoscersi dall’interno e a sfuggire alle pressioni esterne, il mercato ha una priorità: brevettarla controllarla.

Una prova è quello che è successo a febbraio del 2026. L’azienda Compass Pathways, società britannica quotata a Nasdaq che ha sviluppato una versione sintetica e brevettata della psilocibina, con Thiel tra i primi finanziatori, ha annunciato i risultati di un test clinico.

Azioni schizzate del 42% in poche ore.

Le stesse sostanze che lo Stato ha proibito per decenni, oggi diventano una miniera d’oro. Ma se il brevetto è privato anche l’accesso alla guarigione lo sarà.

Dai tempi di Nixon la domanda è sempre la stessa: la nostra mente ci appartiene ancora o è diventata un prodotto?

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