“Siamo tutti licheni” – Licheni e Coaching: un’analogia sistemica per la pratica riflessiva del coach
“Un organismo si dipana in un intero ecosistema, e un ecosistema si addensa in un organismo.”
— Merlin Sheldrake
Nel campo del coaching sistemico avanzato, l’analogia tra licheni e relazione di coaching ci offre un’immagine potente e radicale: ciò che accade nello spazio di incontro tra coach e coachee non è riducibile alla somma delle parti. È piuttosto l’emergere di un campo relazionale — vivo, poroso, intelligente — in cui nuovi significati, direzioni e possibilità possono germogliare.
Nel mondo dei licheni, la simbiosi tra fungo e alga non è solo coesistenza, ma co-creazione. Così anche nella pratica del coaching: il coach può essere visto come la struttura fungina che contiene, orienta, favorisce la regolazione; il coachee come la parte fotosintetica, generativa, emozionale. Entrambi, però, non esistono in isolamento: sono parte di sistemi più ampi che influenzano la relazione e ne definiscono i confini invisibili.
Il coach come sistema ecologico
L’identità del coach, così come quella del lichene, non è fissa né univoca. È un aggregato in divenire di appartenenze, esperienze, ruoli, contesti. Lavorare a un livello avanzato implica coltivare una profonda consapevolezza di sé, delle proprie ombre e delle risonanze che si attivano nella relazione con l’altro. È un atto di riflessione critica continua, capace di disidentificarsi da paradigmi statici e aprirsi a una pratica trasformativa.
Come il lichene accoglie microrganismi invisibili che ne ridefiniscono la natura, così il coach accoglie nella propria pratica la supervisione, il feedback, la ricerca interdisciplinare e il confronto con altre epistemologie. Questo impegno continuo non è solo aggiornamento professionale, ma processo rigenerativo e trasformativo. Ogni sessione diventa un laboratorio vivente in cui il sapere si ricompone.
Il contratto come simbiosi
Nel coaching sistemico, il contratto non è un atto burocratico, ma un accordo etico situato, sempre soggetto a rinegoziazione e rilettura. Nei sistemi complessi, il confine tra coaching, mentoring, accompagnamento e supporto può sfumare. L’abilità del coach sta nel mantenere chiarezza e presenza anche in presenza di ambiguità, sostenendo il coachee nell’esplorare territori inesplorati, a volte vulnerabili, senza perdere la centratura professionale.
L’arte della relazione
I licheni non comunicano con un linguaggio standard, ma con una sinfonia metabolica. La relazione di coaching si fonda su qualcosa di simile: un ascolto sensibile ai segnali somatici, linguistici e simbolici. Il coach si sintonizza con l’intero sistema del coachee, costruendo fiducia attraverso micro-azioni, presenza empatica e co-regolazione. La relazione diventa così un ecosistema che favorisce la fioritura di nuove narrazioni.
Apprendere dal disordine
Nel regno dei licheni, ciò che appare come contaminazione si rivela spesso co-essenziale. Anche nel coaching, crisi e discontinuità sono spesso portali di apprendimento profondo. Il coach facilita l’emergere di consapevolezze non lineari, lasciando spazio al non detto, al non ancora visibile, al linguaggio dell’inconscio. Il sapere non si impone, ma si rivela.
Agire nell’ambiguità
Il lavoro orientato all’azione non si riduce alla definizione di obiettivi misurabili. Spesso, i desideri del coachee sono in tensione con altri sistemi: familiari, organizzativi, culturali. Il coach facilita una esplorazione etica della complessità, aiutando il cliente a integrare polarità, a distinguere tra ciò che è desiderato e ciò che è sostenibile, e a costruire piani d’azione coerenti con il proprio sistema di valori.
Metodologie in divenire
Il coach evoluto non si limita ad applicare tecniche predefinite, ma co-crea strumenti situati, ispirandosi a molteplici fonti: scienze sistemiche, narrazione, mitologia, corporeità. In questa prospettiva, l’analogia con i licheni diventa non solo una metafora, ma un dispositivo epistemico per costruire metodi che onorano la complessità della vita.
Valutare l’invisibile
Misurare l’efficacia del coaching significa anche ascoltare le trasformazioni sottili, quelle che avvengono a livello di campo, di relazioni, di nuove posture esistenziali. La valutazione si arricchisce così di strumenti qualitativi, narrativi, fenomenologici. L’impatto si manifesta nel cambiamento delle connessioni, nella riorganizzazione del sistema, nell’emergere di nuove forme di co-esistenza.
🌱 Conclusione – Licheni e coaching come ecologie viventi
“Gli individui non sono mai esistiti. Siamo tutti licheni.”
— Merlin Sheldrake, citando studi sulla simbiosi
Nel contesto della pratica del coaching professionale avanzato, questa visione ecologica e decentrata ci invita a superare la logica dell’efficienza lineare per entrare in un paradigma relazionale, sistemico e simbiotico. Il coach diventa un facilitatore di connessioni nascoste, un osservatore dell’invisibile, un testimone di trasformazioni che non appartengono solo all’individuo, ma al campo in cui è immerso.
Allenarsi a “pensare come un lichene” significa accogliere l’incertezza, onorare l’interdipendenza, rigenerare la propria pratica attraverso la lente dell’ecologia sistemica. In questo modo, la professionalità del coach non si riduce a competenza tecnica, ma si eleva ad arte relazionale, incarnata e sensibile.
